sabato 5 novembre 2022
PERICOLO ISLAMICO O ISLAMOFOBIA?
Scrivo qui questa nota per Mauro Saracco, poiché su Facebook non è possibile svolgere lunghe argomentazioni. Su Facebook metterò un link affinché chi fosse interessato la possa comunque leggere.
Il mio ex compagno di Liceo scuola Mauro Saracco, uomo convintamente di destra, tuona su FB contro i migranti che lui chiama immigrati clandestini, plaude alla linea dura di Salvini prima e della Meloni adesso, e ovviamente litiga con me. Saracco sostiene la linea dura, e svolge abitualmente argomentazioni sovraniste ed egoiste al limite del cinismo; per di più i suoi post, solitamente misurati anche quando hanno un contenuto sostanzialmente cinico e crudele, suscitano una serie di “like” e commenti più adatti al tifo da stadio (soprattutto da quando la destra ha vinto) che ad una discussione politica.
Tuttavia, in calce a tali argomentazioni, che ci troveranno sempre su posizioni inconciliabili, ne ha espressa una sulla pericolosità degli islamici in quanto islamici, che mi sembra degna quanto meno di una qualche riflessione.
Ne cito alcuni passaggi. Il pericolo vero sta nel tipo di immigrazione che arriva, cioè quella islamica. Mentre i cinesi si fanno i fatti loro (magari illegali), gli indù impiegati nella zootecnia anche, i buddisti sono paciosi di natura, i sudamericani sono variamente cristiani, gli islamici si pongono invece come nemici e il loro obiettivo è conquistarci……. Fra poco il Belgio sarà il primo paese islamico d'Europa, a Parigi, Marsiglia, Londra, Bruxelles ci sono quartieri dove la polizia non entra salvo casi eccezionali e dove è meglio se una donna vestita all'occidentale non va in giro da sola; in UK ci sono tribunali islamici tacitamente riconosciuti che giudicano su dispute tra islamici per ora solo in campo civile ma fino a quando? Nelle scuole ormai si dà da mangiare ai ragazzi solo carne halal, per non sbagliare. A Colonia hanno autorizzato il primo muezzin, quindi altri ne seguiranno. La Svezia del sud, soprattutto Malmö, è diventata una dépendance araba. In Francia, dopo Notre Dame si continuano a bruciare chiese. Potrei continuare. Gli ebrei, che sono una spia del buon funzionamento di una comunità, stanno abbandonando la Francia a migliaia perché hanno capito di essere in pericolo. Questo è come andremo a finire anche noi. Certa gente si integra se sono in pochi. Se diventano tanti non si integrano, ma disintegrano.”
Questa argomentazione parte dal presupposto che tutti gli islamici sono come i terroristi o poco meno: tutti mirerebbero alla islamizzazione degli “infedeli”, molti anche alla disintegrazione dell’occidente.
Mi è tornato in mente, anche se sono passati 22 anni, il coro di disapprovazione col quale buona parte del mondo cattolico progressista accolse le parole dell’allora arcivescovo di Bologna Card. Biffi quando in un suo intervento alla Fondazione Migrantes nel settembre del 2000 (ecco il link per leggerlo integralmente: https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7283.html) ebbe a dire che occorreva considerare, nell’aprire o chiudere le frontiere, anche il potenziale di integrazione degli aspiranti all’ingresso nel Paese, inevitabilmente affermando che era più facile integrare un cattolico o quanto meno un cristiano piuttosto che un islamico. Di tutto quel discorso i media riportarono alcuni passaggi e sintetizzarono la posizione del Cardinale come una discriminazione: si accettino i cristiani, non gli islamici; la sua riflessione era meritevole di repliche più argomentate, ma tant’è.
Ora secondo me la vera domanda è: gli islamici sono davvero così? O meglio, quanta parte degli islamici è così? Perché generalizzando allo stesso modo si potrebbe pensare che in una nazione a stragrande maggioranza di cattolici come l’Italia non vi siano né la legalizzazione dell’aborto né il divorzio, sia vietato anche solo parlare di unioni civili tra due persone dello stesso sesso e via dicendo. In realtà non è così, e per quello che riguarda divorzio e aborto ci sono due referendum a testimoniarlo in modo lampante. Ed anche tra coloro che sono non soltanto battezzati, ma praticanti e assidui frequentatori delle realtà ecclesiali se ne trovano ben pochi che vorrebbero che la legge della Chiesa diventasse legge dello Stato: si chiamano integralisti, militano di solito nelle file del partito di Mauro Saracco o comunque nella destra, il presidente della Camera, Fontana, ne è un rappresentante, ma restano una minoranza esigua, ancor più esigua se ci si riferisce alle giovani generazioni. E per di più spesso la religione (cosa diversa dalla fede) è per loro un buon pretesto per legittimare opinioni politiche che non l fede non hanno nulla a che vedere.
Ecco, a me sembra che non sappiamo, o forse non vogliamo sapere, come stiano davvero le cose tra gli islamici; e in questo noi mi ci metto anch’io, sia ben chiaro: c’è sempre qualche argomento da approfondire che mi interessa di più. Anche a me la pancia dice che sono meglio i non islamici, ma è poi vero? Ma è giusto andare dietro alla pancia? Mi piacerebbe che i miei amici non credenti mi identificassero nel bacchettone integralista che non sono? Sarebbe vero? Sarebbe giusto, se fossi in fuga da una dittatura, da una carestia, da una guerra o semplicemente dalla miseria endemica del mio paese, che mi venisse negato l’accesso ad un altro Paese perché in quanto cattolico sarei considerato di certo un integralista che andrà a minare la laicità dello Stato?
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Ok. Grazie per il cinico e crudele 😀, ma non mi offendo. Premetto che come sai non sono credente, quindi la mia non è una disputa a carattere religioso: da quel punto di vista per me un islamico, un cattolico, uno scintoista o un animista si equivalgono, e ognuno ha diritto a praticare la religione che preferisce, o - come me - nessuna. Con la Chiesa di Roma, e con le altre confessioni cristiane, ho un rapporto che definirei di buon vicinato, perché riconosco il ruolo importantissimo che il Cristianesimo ha avuto nella nostra civiltà, come è testimoniato dalla musica, dalla pittura, dalla scultura e dall'architettura che per secoli sono state ispirate dalla religione producendo quegli inestimabili capolavori che ben conosciamo.
RispondiEliminaMa non scendo in dispute teologiche, perché non è il mio campo e con l'amico Pier Paolo che ne sa molto più di me soccomberei. Allora perché respingo l'islam? Non tanto (certo che sì, ma il punto è un altro) per una propensione al terrorismo di qualche sua frangia; non tanto (come prima) per il suo antiebraismo viscerale che porta a non mostrare Israele sulle carte geografiche dei libri di scuola dei ragazzini, o che ha fatto installare in una piazza di Teheran un orologio che conta alla rovescia il tempo che ancora ci separa dalla distruzione di Israele. Ritengo l'islam antitetico alla nostra civiltà perché è una religione politica, che pretende di intervenire in tutti gli aspetti della vita umana, applicando la sharija che dista anni luce dalla nostra civiltà giuridica. Respingo l'islam per come tratta le donne, per i burqa e per tutti gli altri assurdi divieti, per il disprezzo verso gli animali, e in generale per la sua aspirazione a imporsi e a portare la sua legge di Allah dovunque riesca a infiltrarsi. Gli esempi che ho fatto, e che tu hai riportato qui sopra, sono solo una piccola parte di quelli che potrei fare per dimostrare che l'islam, se assunto a dosi massicce, è un cancro che ci può portare a morte sicura in breve tempo. Ma intelligenti pauca. Aggiungo che non sono stupido e so benissimo che i musulmani non sono tutti terroristi, ne conosco molti e sono dei bravi ragazzi, ad alcuni insegno perfino l'italiano, nonostante io sia cinico e crudele. Ma questo non sposta di una virgola il mio pensiero. Anche perché parlando con loro di varie cose mi accorgo di quanto sia radicata la loro mentalità, nonostante siano ventenni, e capisco che l'integrazione non formale ma sostanziale di questa gente sia una chimera. Da ciò la mia convinzione: finché sono il 4-5% della popolazione non ci sono problemi, se diventano di più cominciano i guai.